Dopo un mese, è tornato a riunirsi l’ufficio di presidenza della Bicamerale. E non sono mancati gli spunti polemici. La riunione ha assunto le tipiche caratteristiche di un incontro ‘pre-estivo’. Le tensioni del mese scorso, però, sono improvvisamente riemerse quando l’ufficio è stato chiamato a stabilire il calendario dei lavori. In molti - Cossuta, D’Onofrio, Mattarella, Loiero - chiedevano a Massimo D’Alema di far decorre dal 9 settembre gli ultimi 30 giorni a disposizione della commissione. Sulla richiesta è subito scoppiata la polemica. Finché proprio il leader della Quercia non ha posto con una certa veemenza il suo punto di vista. “Voi - ha detto D’Alema - mi chiedete di iniziare l’esame degli emendamenti il 9 settembre. Non credo sia una buona idea. Il motivo è semplice: se iniziamo il 9, in aula ci arriviamo il 24 ottobre. A quel punto, l’esame dell’aula sarebbe fittizio visto che a metà novembre, a montecitorio, ci sarà anche la Finanziaria che imporrà una sospensioneâ€. Il Polo ha invece insistito sulla necessità di far slittare l’avvio dei lavori al 9 settembre. Ma a quel punto D’Alema ha fatto notare che la sua posizione è stata “concordata con le presidenze delle camere, mi hanno detto che è preferibile fare arrivare in aula il nostro progetto entro la metà di ottobre. Bisogna quindi terminare il lavoro della commissione il 30 settembre per passare all’aula dopo un paio di settimaneâ€. “Io - ha ripetuto il segretario pidiessino - non voglio un inizio fittizio della discussione. Serve un mese per completare la discussione generale. I lavori della bicamerale devono allora riprendere il primo settembreâ€. E di tempo in più, forse, ce n’è davvero bisogno. Sono 42mila, infatti, gli emendamenti che sono stati presentati al testo di riforma costituzionale. Poco meno di 30mila sono stati presentati da una sola parlamentare, la deputata-operaia dei Cobas Mara Malavenda. La Lega Nord ha contribuito con un ‘pacchetto’ di 3.500 emendamenti. A 8mila assommano, invece, tutti gli emendamenti presentati dagli altri gruppi (considerando anche i singoli parlamentari) di maggioranza e opposizione. L’ex presidente della camera Irene Pivetti vanta un record personale, quello di avere presentato i suoi 600 emendamenti a cinque minuti dalla mezzanotte, dal termine ultimo cioè previsto per la loro deposizione. Escludendo quelli della Malavenda e della Lega, gli emendamenti sono distribuiti tra Camera e Senato in un rapporto 2 a 1: 8mila sono quelli dei deputati e 4mila quelli a firma di senatori. L’alto numero di emendamenti, comunque, non dovrebbe bloccare il lavoro della Bicamerale, perché l’esame verrà affidato ad un lavoro di istruttoria dei relatori che servirà a sfoltire la materia individuando i punti di convergenza o comunque politicamente più significativi. E’ quindi sulla base di questo lavoro di semplificazione che la Bicamerale deciderà l’eventuale riformulazione del progetto di riforma costituzionale che, secondo un primo calcolo di calendario, dovrebbe giungere all’aula di Montecitorio intorno ai primi di ottobre. Dopo una prima illustrazione e un dibattito generale, la riforma, per non sovrapporsi alla Finanziaria, dovrebbe slittare a gennaio del prossimo anno con l’avvio dell’esame e del voto sui singoli articoli.

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