Condito da polemiche è andato in scena il rito dell’8 marzo. Oggi cade invece un altro anniversario, quello della fine della cosiddetta new economy. Era l’era dei trionfi sui listini di Wall Street quando i titoli tecnologici mettevano in fila una serie di rialzi che pareva inarrestabile e tutti scommettevano sul futuro a doppia cifra dei fatturati degli affari attraverso internet. Era esattamente il 10 marzo del 2000. Quello fu l’ultimo giorno in cui si gonfiò la bolla speculativa legata al web. Poi arrivò anche l’11 settembre e l’attacco alle torri gemelle e si capì che qualcosa era cambiato e finito per sempre. Senza scomodare i giganti d’oltreoceano che pure avevano giocato il loro ruolo nella corsa dell’indice Nasdaq, basta tornare con la memoria ai più ristretti ambiti nazionali per vedere che in Italia le cose non erano andate diversamente. Esemplare il caso di Tiscali: la compagnia telefonica fondata nel 1998 da Renato Soru. L’anno successivo si era quotata in Borsa, con un collocamento fissato a 46 euro e richieste 30 volte superiori. A febbraio, dopo settimane di rialzi nell’ordine del 30% quotidiano che portarono le azioni a quota 900 euro, la sua capitalizzazione superò quella di Fiat, ferma a 14,2 miliardi di euro fra azioni ordinarie, privilegiate e risparmio. Ma, spiegavano allora gli esperti, il caso non era neppure lontanamente paragonabile a Yahoo Japan che aveva guadagnato il 10.000% e valeva più di un milione di dollari per azione. Il sorpasso durò poco e ad aprile Fiat tornò a superare la compagnia di Soru, scesa a 10,4 miliardi di euro: erano stati bruciati più di 4 miliardi in 60 giorni, ma il mercato italiano non sembrava preoccuparsene. Nonostante i segnali preoccupanti, Piazza Affari aveva infatti da pochi giorni un nuovo oggetto del desiderio, e.Biscom, fondata nel 1999 a Milano da Silvio Scaglia e dal finanziere Francesco Micheli. Dopo un collocamento in Borsa che vide 2,7 milioni di italiani correre in banca con richieste quasi 30 volte superiori all’offerta, la mattina del 30 marzo, giorno del suo debutto a Piazza Affari, venne bloccata per eccesso di rialzo, chiudendo a 222 euro dai 160 del prezzo di collocamento. In quei giorni e.Biscom valeva 13,2 miliardi di euro. Furono guadagni facili ma di breve durata. Due settimane dopo il prezzo era sceso a 196 euro, poi una discesa inarrestabile fino alla trasformazione in Fastweb e all’acquisizione di Swisscom: l’ex e.Biscom (al centro di una vicenda giudiziaria che ha penalizzato severamente il titolo) ha chiuso a lunedì a 14,6 euro, anche se ai suoi azionisti in fondo è andata molto meglio che a quelli di Tiscali, con quotazioni piombate a 0,018 euro. Questo anniversario dovrebbe insegnare che non esistono mai guadagni facili e di lunga durata.

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