Il Pd a corto d’idee e totalmente a rimorchio dell’Idv di Di Pietro: ieri le varie componenti del partito di Bersani hanno sprecato l’interna giornata ad intercettare le manifestazioni anti-berlusconiane che verranno inscenate nel prossimo finesettimana. “Lo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 12 marzo è un’occasione utile per mandare un messaggio chiaro al governo e sostenere una politica economica per la crescita”, si legge in una nota del Pd, in cui si annuncia che i democratici saranno presenti alla mobilitazione con una delegazione composta da Emilio Gabaglio, Stefano Fassina, Cesare Damiano e Cecilia Carmassi. Ben quattro esponenti di altrettante diverse aree interne al Pd. La calma piatta ormai caratterizza le iniziative del segretario Pierluigi Bersani che, come i vecchi cantanti delle balere romagnole, si vede costretto a rispolverare dal repertorio un pezzo molto datato, la nostalgia prodiana. Saranno all’insegna di quest’ultima le manifestazioni bolognesi. La “nostalgia prodiana” ha tutta l’aria d’un escamotage di Bersani utile a giustificare una presenza in piazza del Pd non appiattita sulle posizioni dell’Italia dei valori. “L’imbarazzo di Bersani è ormai evidente - commenta Daniele Capezzone (portavoce del pdl) -. Il segretario del Pd si è reso conto del fatto che il suo partito è prigioniero di Di Pietro e del suo estremismo, e non può più far nulla per liberarsi. Anzi deve inseguirlo in piazza, e più lo insegue più l’Idv accelera su una linea massimalista, aggressiva contro tutto e tutti, incluso il Quirinale. E questa sarebbe l’alternativa di governo? Questa sarebbe una sinistra riformista e credibile?”. “Io vado alla manifestazione di sabato con grandissima tranquillità”, ha subito ribattuto il segretario del Pd (Pier Luigi Bersani) dagli studi di Repubblica Tv. Ma nella minoranza riformista e pensante del Pd permangono i timori circa un possibile attacco al Quirinale da parte di Antonio Di Pietro. Il leader dell’Idv non si farebbe certo chetare sul palco da Bersani. Per sabato prossimo già si parla di possibili critiche al Quirinale durante la manifestazione.
“Noi siamo competitivi in molte Regioni - si dice convinto Bersani ai microfoni di Tepubblica tivù - e puntiamo ad averne la maggioranza, poi vedremo, almeno al 7 a 6”. “E’ un bell’obiettivo che le Regionali finiscano sette a sei per il Pd - ha ribattuto Denis Verdini (coordinatore nazionale del Pdl) -. Sono d’accordo con Bersani, sarebbe un risultato straordinario, ma per il Pdl. Perché significherebbe aver strappato ben 4 regioni alla sinistra ed avere la maggioranza nella conferenza Stato-Regioni. Ogni regione che riusciremo a strappare al Pd sarà un successo”. “C’é davvero da temere che la sinistra abbia come dirigenti dei marziani, completamente slegati dalla realtà. Ma davvero Pd e compagni pensano che gli italiani abbiano nostalgia di Prodi e Visco?”, si domanda Daniele Capezzone. E sulle disgrazie di Bersani c’è già chi inizia ad edificare la futura segreteria: è il caso di Enrico Letta, che subito ha detto “la manifestazione di sabato prossimo delle opposizioni sarà una prova di maturità”. Letta (vicesegretario del Pd) ha parlato alla trasmissione “Mentana Condicio” (in onda sul sito internet del Corsera) ribadendo che “le forze che dicono una parola fuori luogo contro Napolitano devono considerarsi fuori dall’alleanza”. “Noi - ha rivendicato Letta - in questo periodo abbiamo difeso fino in fondo l’operato cristallino del presidente della Repubblica, si è dimostrato che usare il tema della firma o della controfirma di Napolitano è sbagliato”. “Noi non siamo e non saremo in piazza perché il Paese non ha bisogno di piazze da cui trapela solamente l’odio contro l’avversario politico: il Paese ha bisogno che si risolvano i problemi”, ha commentato il leader dell’Udc Pier, Ferdinando Casini. “Se sabato in Piazza del Popolo a Roma partiranno insulti, demonizzazioni, contestazioni all’insegna del Presidente della Repubblica, com’è avvenuto nei giorni scorsi da parte di autorevoli esponenti del partito di Di Pietro e dei movimenti che lo fiancheggiano - ha ribadito Giorgio Merlo (Pd, vice presidente Commissione Vigilanza Rai) - gli esponenti del Pd dovranno abbandonare la piazza e tornare a fare un’opposizione civile, nel pieno rispetto della Costituzione”.

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