Antonio Di Pietro è intenzionato a non farsi superare dai giustizialisti (de Magistris, Pancho Pardi e Flores d’Arcais) e cerca di dimostrare all’elettorato dell’Idv d’essere stato lui il primo a chiedere l’impeachment del Capo dello Stato. E’ in atto da mesi nell’Italia dei Valori la competizione tra chi grida di più. Obiettivo di Di Pietro è non farsi sfilare il partito dai giustizialisti. Soltanto che ora, dopo aver attaccato il capo dello Stato, il leader dell’Idv è costretto a rimangiarsi l’impeachment, e perché dal Pd dicono di non voler assecondare le manifestazioni di piazza contro Napolitano. Così Antonio Di Pietro addrizza il tiro, precisando che interverrà dal palco della manifestazione del 13 marzo, e da lì criticherà solo Berlusconi e il governo, e non il presidente Napolitano. Così il leader di Idv, dopo un colloquio con Pier Luigi Bersani alla buvette della Camera, è stato costretto a cambiare idea. Si mormora che Bersani abbia parlato con Violante prima di confrontasi con Di Pietro. E’ facile immaginare cosa si siano potuti dire i due maggiorenti del Pd, convinti dell’ “inopportuna” manifestazione dipietrista. Va detto che i veri padroni della manifestazione di sabato 13 sono i giustizialisti di de Magistris, e lo stesso leader dell’Idv è un invitato. “Io certamente interverrò - ha detto Di Pietro - non so gli altri leader. Questo è un momento di confronto politico e parlamentare, se un leader politico non interviene in questi casi quando dovrebbe parlare?”. Evidente l’imbarazzo, così i cronisti hanno chiesto se dal palco ripeterà le critiche all’operato del presidente della Repubblica: “Le cose che ho detto su Napolitano rimangono come pietra miliare - dice Di Pietro - ma la manifestazione di sabato ha un obiettivo chiaro: condannare Benito Berlusconi e non altri”. E’ evidente come il leader dell’Idv voglia mantenere piena la botte ed ubriaca la moglia. Infatti sostiene “le cose che ho detto su Napolitano rimangono come pietra miliare” per non aumentare la belligeranza interna al partito, e poi la butta in caciara lanciando il nome di fantasia “Benito Berlusconi”. Il momento non è dei migliori, soprattutto Di Pietro è in mezzo al guado, costretto a dire ai suoi “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi”. Benito Tonino Di Pietro forse non uscirà vincente dal gran consiglio del partito giustizialista, dove cova il golpe dei quadrumviri de Magistris, d’Arcais, Pardi e Travaglio.
(Ru.Cap.)

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