In una giornata ancora dominata dalla suspense attorno alle decisioni dei giudici sulle liste elettorali del centrodestra a rischio esclusione dalle Regionali, una buona notizia per la maggioranza giunge da Milano: il Tar della Lombardia, che già aveva accolto la richiesta di sospensiva - presentata dai legali del listino di Roberto Formigoni - contro l’esclusione dal voto di fine marzo stabilita dalla Corte d’appello, ha dato ragione al candidato governatore del centrodestra anche nel giudizio di merito. La scelta - informano i giudici del Tar lombardo - è stata compiuta senza far riferimento al controverso decreto-legge varato venerdì scorso dal governo. Il listino di Formigoni torna dunque a pieno titolo in corsa. Diversa la situazione nel Lazio: governo e maggioranza stanno ragionando sul da farsi, in attesa della decisione dell’ufficio elettorale sull’ammissione della lista del Pdl per la provincia di Roma, la cui documentazione è stata consegnata per la prima volta ieri a seguito del decreto interpretativo varato venerdì. Ma anche questa decisione rischia di essere annullata, su ricorso della sinistra, dallo stesso Tar del Lazio che ieri ha dichiarato inapplicabile al caso il decreto del governo (il cui iter è intanto partito alla Camera, dove la commissione Affari costituzionali dovrebbe licenziarlo entro domenica 21 marzo), avendo le regioni potestà legislativa sulle loro elezioni. Il Tar però potrebbe essere smentito dal ricorso che il Pdl si appresta a presentare (il deposito potrebbe avvenire domattina) al Consiglio di Stato, ultimo grado della giustizia amministrativa.
La questione è al centro del confronto in corso a Palazzo Grazioli tra il premier, la candidata presidente della Regione Lazio per il centrodestra, Renata Polverini, i tre coordinatori nazionali del Pdl, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso. Mentre anche le istituzioni stanno riflettendo (un colloquio di cinque minuti si è svolto alla Camera tra Napolitano e Fini), il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, boccia preventivamente l’ipotesi di rinvio delle elezioni nel Lazio che questa mattina alcuni giornali attribuiscono al governo dopo la decisione negativa di ieri da parte del Tar del Lazio: “Per l’amor di Dio, sarebbe un altro pasticcio”. Dal canto loro, gli esponenti del centrodestra confidano nel nuovo iter, ritenendo di aver risolto il caso con il varo del decreto interpretativo e sperando dunque che l’ufficio centrale circoscrizionale non segua l’orientamento del Tar secondo il quale, fra l’altro, il decreto non può essere applicato perché la Regione ha una sua legge elettorale. Tra le file della maggioranza l’ipotesi di un rinvio del voto in Lazio si fa sempre più insistente. “Sono sereno perché‚ penso che il Consiglio di Stato, nella sua giurisprudenza, privilegia il diritto degli elettori al voto e, dunque, si andrà verso un ripristino della lista e un conseguente rinvio delle elezioni” ha scritto in una nota il ministro per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi. Ma è una posizione, quella del ministro, che per il momento non viene avallata dal capo del partito, Silvio Berlusconi. Presso la residenza di Palazzo Grazioli si è svolto nel pomeriggio un vertice a cui hanno partecipato i coordinatori del Pdl, la candidata per il Lazio Renata Polverini e il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Al termine del vertice è stato concordato, secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa, che a questo punto la parola torni alla politica e, a prescindere dalle decisioni dei vari tribunali, è arrivato il momento di pensare al voto. “Ora vedrete dei bei fuochi d’artificio” ha riferito un dirigente del partito al termine dell’incontro. Per quanto riguarda la decisione se ricorrere o meno al Consiglio di Stato in caso di non ammissione della lista presentata ieri dal Pdl, questa viene lasciata ai legali del partito. Quello che conta, avrebbe sottolineato il premier, è che ora tutti si concentrino sulla campagna elettorale.

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