Tutti e due, Pierluigi Bersani ed Emma Bonino, la pensano alla stessa maniera su quello che è successo in questo tragicomico inizio di campagna elettorale. Ed entrambi ritengono che il pasticcio delle liste posticce sia un segno dell’attuale illegalità diffusa nel paese. Tuttavia se l’analisi converge, la tattica è diversa: la Bonino vorrebbe un “ragionevole rinvio di tutte le elezioni regionali previa sanatoria delle liste escluse e non solo di quelle di elettori care a questa maggioranza e in determinare zone geografiche”, mentre Bersani, ospite al Teatro dei comici dove si sta svolgendo l’assise della galassia radicale sul tema “elezioni, ricorsi e peste italiana”, crede in un effetto virtuoso per il Pd e i propri alleati di tutta questa bagarre e vorrebbe andare al voto senza altri impedimenti. Non è una differenza da poco. Bersani differisce dalla visione radicale su un punto fondamentale: l’Italia non è ancora l’Iran e par condicio o meno la partita si può giocare. Il suo intervento è terminato con queste parole: “Andiamo a votare, andiamo a vincere. Lasciamo stare tutti ‘sti cavilli, il resto segue in cronaca”. Ma il pacioso tono emiliano, a metà tra l’apparente buon senso, e la sdrammatizzazione politico esistenziale, non sono stati presi molto bene dal popolo radicale. Che non vuole farsi scippare il risultato politico sin qui conseguito da un “volemose bene” o da un’eccessiva dose di fiducia. Non a caso nella mattinata era stato l’ormai numero tre del partito Marco Cappato che aveva avvertito, in ciò imitato anche dalla deputata Rita Bernardini, che “non dobbiamo illuderci dell’effetto disgusto di questa vicenda sugli elettori, perché nelle attuali situazioni mediatiche qui rischiamo di andarci a infrangere contro un muro”.
Chiaro quindi come l’analisi su questo punto diverga da Bersani. Nell’assise radicale si sono sentite anche molte voci non amichevoli nei confronti di Napolitano, mentre la Bernardini ha ricordato alcuni precedenti di suoi “ricredimenti” su posizioni e provvedimenti presi in precedenza e su sottovalutazioni delle denunce radicali. Ma, soprattutto, a Bersani, immediatamente dopo il suo intervento, che era stato preceduto da una breve prolusione di Emma Bonino stessa, ha risposto Marco Pannella ricordando che adesso anche “Le monde” crede nella teoria della peste italiana che può infettare l’Europa, un virus autoritario e cialtrone preso con il fascismo e rimasto immutato o quasi in sessanta anni di partitocrazia. Bersani ieri sembrava il buon papà post comunista mandato dal Pd a tranquillizzare i radicali e a convincerli a sfruttare l’occasione politica da loro stessi creata. I radicali invece degli uomini di apparato dell’ex Pci tendono a non fidarsi perché comunque “ne hanno viste troppe” dagli anni ’60 in poi. Marco Pannella dice un “no chiaro e tondo” all’ipotesi del ritiro di Emma Bonino dalle elezioni regionali. Ma allo stesso momento non vuole cedere sul principio dell’illegalità di questa tornata elettorale e ricominciare il tutto daccapo. La Bonino nel proprio intervento ha letteralmente affermato di “essere convinta che quello che siamo riusciti a far emergere in termini di illegalità nel processo elettorale sia una metafora dell’illegalità che attanaglia l’intera vita civile e sociale del Paese”. Poi ha aggiunto che non si può andare avanti facendo finta di nulla. Ma è esattamente questa la tentazione del Pd, forse non personale di Bersani, di cui però tocca tenere conto. Andare a un congresso, riunione di direzione, comitato o semplice scampagnata con i radicali tentando un’opera di mediazione basata sul compromesso partitocratico è impresa disperata. Intanto la campagna elettorale sui temi concreti come al solito non si sta svolgendo. Anche perché la Rai ha preso subito al balzo la palla del narcisismo mediatico dei Floris, delle Annunziata e dei Santoro e la loro insofferenza alle regole sulla “par condicio”, per cancellare tout court la politica dal piccolo schermo.

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