10 Marzo 2010 - Interni
PDL LAZIO
Non è il momento dei legulei

Per uscire dal buco nero della lista del Pdl bocciata dal Tar del Lazio ci sono due strade precise. C’è quella giuridica, che passa attraverso il ricorso al Consiglio di Stato e magari anche alla Corte Costituzionale. E c’è quella politica che consiste nella rinuncia a qualsiasi azione a colpi di codici e pandette ed alla scelta di combattere l’ultimo scorcio di campagna elettorale all’insegna dello scontro frontale contro chi si sente talmente debole da puntare a vincere solo a tavolino. È probabile che all’interno del centro destra qualcuno o molti vogliano insistere nel cercare di andare fino in fondo alla prima strada. A spingere in questo senso sono non solo i sostenitori delle pratiche leguleie ma anche tutti i candidati presenti nella lista del Pdl del Lazio che rischiano di saltare l’appuntamento elettorale e perdere in un colpo solo le speranze di carriera e la massa sicuramente ingente di denaro già speso per la promozione della candidatura. Ma, con tutto il rispetto che si deve per chi preferisce il fioretto legale alla scure politica e chi è destinato a pagare sulla propria pelle gli errori altrui, è auspicabile che il vertice del centro destra decida di evitare il percorso che fino ad ora ha fatto inanellare errori su errori. E scelga di rompere gli indugi giocando la partita con le armi che è riuscita a mantenere. Si dirà che correre nel Lazio solo con la lista civica di Renata Polverini significa lasciare senza un punto di riferimento certo gran parte dell’elettorato del centro destra. Cioè significa correre il serio rischio di perdere elezioni che in partenza apparivano cariche di prospettive positive. Il ché sicuramente vero. Ma è altrettanto vero che insistere sulla strada dei ricorsi non comporta affatto raggiungere un risultato utile. C’è il rischio che si sprechino altri giorni in sterili attese ed inutili speranze. E che si arrivi ad avere un pugno di mosche in mano quando sarebbe ormai troppo tardi per giocare la carta della battaglia politica aperta. D’altro canto non è affatto detto che utilizzare solo la lista di Renata Polverini si traduca in una battaglia persa in partenza.

Mancheranno i voti personali dei candidati. Ma se il vertice del Pdl, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini in testa, si impegneranno direttamente nella campagna elettorale mettendo per un istante da parte le loro incomprensioni personali e denunciando con forza l’anomalia di una democrazia bipolare a cui viene cancellato un polo con astuzia e protervia, il risultato non potrà non essere positivo. Insomma, è arrivato il momento di smetterla con le chiacchiere, con i mezzucci, con le toppe che si rivelano peggiori del buco. E di appellarsi direttamente ad un corpo elettorale che aspetta segnali di decisione e di certezza. Non di paura e di debolezza che in partenza apparivano cariche di prospettive positive. Il ché sicuramente vero. Ma è altrettanto vero che insistere sulla strada dei ricorsi non comporta affatto raggiungere un risultato utile. C’è il rischio che si sprechino altri giorni in sterili attese ed inutili speranze. E che si arrivi ad avere un pugno di mosche in mano quando sarebbe ormai troppo tardi per giocare la carta della battaglia politica aperta. D’altro canto non è affatto detto che utilizzare solo la lista di Renata Polverini si traduca in una battaglia persa in partenza. Mancheranno i voti personali dei candidati. Ma se il vertice del Pdl, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini in testa, si impegneranno direttamente nella campagna elettorale mettendo per un istante da parte le loro incomprensioni personali e denunciando con forza l’anomalia di una democrazia bipolare a cui viene cancellato un polo con astuzia e protervia, il risultato non potrà non essere positivo.Insomma, è arrivato il momento di smetterla con le chiacchiere, con i mezzucci, con le toppe che si rivelano peggiori del buco. E di appellarsi direttamente ad un corpo elettorale che aspetta segnali di decisione e di certezza. Non di paura e di debolezza.

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